Da qualche anno, parole come crisi, disoccupazione, spread e default sono entrate nel vocabolario di tutti i giorni. Tutti noi conosciamo almeno qualcuno che ha perso il lavoro o ne sta cercando uno invano. La generazione che rischia di essere colpita di più è quella dei giovani: quasi uno su due è alla ricerca di un’occupazione. Il futuro sembra più che mai tetro.
Cerchiamo allora di capire come è nata questa crisi, a cosa è dovuta e cosa è stato fatto per risollevare le sorti della nostra economia.

Tutte le crisi economiche iniziano con lo scoppio di una bolla speculativa. Infatti, a volte, capita che i prezzi di un bene comincino a salire costantemente, alimentati dall’aspettativa che salgano ancora, e raggiungano livelli superiori al valore reale di quel bene. Poi all’improvviso ci si accorge che è tutta aria fritta e il valore del bene precipita di colpo. Si dice così che la bolla è “scoppiata”. Nel nostro caso, nel 2007 negli Stati Uniti, è la bolla immobiliare a deflagrare.

Il mondo usciva da un ventennio di rigogliosa crescita economica. I soldi giravano facilmente, grazie ai ridotti tassi di interesse. Inoltre, da tempo gli stati stavano portando avanti un processo di deregulation: con l’idea che troppe regole fossero nocive al sistema finanziario, molte furono cancellate, anche quelle scritte dopo le precedenti crisi. I diversi governi allentarono le briglie alla finanza che iniziò a inventare strumenti speculativi sempre più nuovi e complessi, come i derivati. In questi titoli tossici, venivano incorporati i mutui immobiliari che le banche concedevano a destra e a manca, anche a soggetti che non si potevano permettere di ripagarli. Titoli che venivano poi immessi sul mercato.

Questo schema dei cosiddetti mutui subprime resse fintanto che le banche centrali tenevano basso il costo del denaro ma, quando i rubinetti sono stati chiusi, il sistema è saltato. I prezzi delle case sono precipitati. Com’era prevedibile, molti non sono più riusciti a ripagare i loro mutui, determinando un’ondata di pignoramenti e grossi ammanchi nei bilanci delle banche. Un terremoto ha quindi travolto buona parte degli istituti finanziari, non solo quelli che avevano in pancia questi mutui, ma anche gli altri. Tutte le organizzazioni finanziarie hanno cominciato a chiedersi quanti titoli tossici avessero le altre nei loro bilanci e, non fidandosi più, hanno smesso di prestarsi soldi a vicenda. Le arterie del credito si sono bloccate. Una crisi si allarga proprio quando la fiducia sui mercati, che è il bene più prezioso, viene meno.

Molti istituti hanno dichiarato bancarotta, come il colosso Lehman Brothers, il cui fallimento è il più grande della storia americana. Altri sono stati nazionalizzati, accorpati o messi in sicurezza grazie all’intervento pubblico. Il piano di salvataggio varato dall’amministrazione Bush ammontava a 770 miliardi di dollari, poi decuplicati negli anni. Anche le banche europee sono state travolte, buona parte dei paesi del Vecchio Continente hanno avviato delle nazionalizzazioni, specie nel Regno Unito, in Francia e in Germania. I diversi governi hanno erogato aiuti per 1.240 miliardi di euro.

Ma la crisi non è rimasta circoscritta al solo settore finanziario, ben presto si è allargata all’economia reale. Stop degli investimenti, calo della produzione, aumento della disoccupazione, arresto dei consumi: questi sono solo alcuni degli effetti della recessione che ha colpito la maggior parte dei paesi del mondo tra il 2008 e il 2009, la peggiore crisi economica dopo quella del ‘29. Nel biennio successivo, 2010-2011, si sono intravisti i primi segnali della ripresa, in realtà più nelle economie emergenti che in quelle avanzate. Segnali che si sono però accentuati nel 2012 in tutti i paesi colpiti dalla crisi, meno che quelli dell’eurozona. Nel prossimo video parleremo proprio della prosecuzione della crisi in alcuni dei paesi che hanno adottato l’euro.

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