Le argomentazioni irrazionali

 

Qualcuno la chiama retorica, qualcun altro oratoria, altri parlano più semplicemente di carisma. Ci riferiamo all’arte della persuasione attraverso le parole. Moltissimi ne fanno uso nel loro lavoro di tutti i giorni, specie chi si occupa di vendere qualcosa: da quelli che ci chiamano per proporci una nuova offerta per luce e gas a quelli che provano a venderci rose per strada. Ma chi fa dell’arte della persuasione il suo principale attrezzo del mestiere è sicuramente il politico. Ad ogni ora del giorno, le tv mandano in onda talk show in cui politici e opinionisti di ogni estrazione e orientamento tentano di convincerci della bontà delle loro idee, spesso tra urla, accuse gratuite e menzogne spudorate. Ma anche quando riescono a fare un ragionamento compiuto, spesso per convincerci fanno ricorso ad argomentazioni che, se a prima vista possono sembrare legittime, ad un esame più approfondito si dimostrano irrazionali e infondate. In questo video vedremo degli esempi di queste fallacie logiche, ossia di ragionamenti che sembrano dimostrare qualcosa ma in realtà non lo fanno.

Le fallacie

Una prima serie di argomentazioni irrazionali sono quelle “ad personam”, che mirano cioè ad attaccare la persona che parla al posto di quello che dice. Si verifica il cosiddetto “avvelenamento del pozzo” quando si cerca di screditare la persona che parla insinuando dubbi sul suo conto e sulla sua credibilità. Se per esempio un politico venisse attaccato perché è stato in prigione o perché si accompagna a delle prostitute, ciò non rende automaticamente sbagliate le sue idee sulle tasse o sul conflitto israelo-palestinese.

Può accadere che si accusi qualcuno perché avrebbe dei comportamenti non coerenti con quello che dice, il “tu quoque”. Tempo fa per esempio l’attivista ambientale Greta Thumberg è stata attaccata dopo che in una foto la si vedeva mangiare in treno da una vaschetta di plastica monouso, considerata dannosa per l’ecosistema. Ma ciò non smentisce la gravità del problema del surriscaldamento globale e le idee dell’attivista svedese su come reagire ai cambiamenti climatici.

Altre fallacie “ad personam” sono l’accusa di interesse, che si verifica quando si accusa l’interlocutore di sostenere una tesi perché ne trarrebbe dei vantaggi personali, e la colpa per associazione, con la quale si screditano le idee di una persona facendo riferimento alle sue cattive frequentazioni.

Gli altri tipi di di argomentazioni irrazionali sono ragionamenti fallaci nella loro natura. Uno dei più comuni è la generalizzazione indebita, ossia estendere a tutto un gruppo la caratteristica di uno o più dei suoi elementi. Se dei politici rubano o sono coinvolti in episodi di corruzione questo rende ladri o corrotti quei politici, non tutta la categoria. È sbagliato dire che tutti i politici rubano se sappiamo solo che una piccola parte di loro lo fanno.

C’è poi l’argomento fantoccio (o “straw man fallacy”) con cui si attribuiscono alla controparte idee che questa non ha mai sostenuto, estremizzando ciò che ha detto in realtà o citandola fuori contesto. Se un politico A dicesse di voler diminuire gli stanziamenti per le armi, un politico B potrebbe dire che il politico A vuole lasciarci senza una difesa e su questo saremmo tutti d’accordo nel dire che è sbagliato, ma non è quello che il politico A ha detto in realtà.

Una fallacia simile è quella dello “slippery slope”, ossia del piano inclinato, con la quale si afferma che ciò che sostiene l’avversario porterà alcune conseguenze naturali che però non sono naturali affatto ma del tutto arbitrarie. Alcuni dicono per esempio che la liberalizzazione dell’uso delle droghe leggere porterebbe le persone a provare quelle più pesanti e pericolose, ma ciò non è affatto detto e sicuramente non è dimostrato. Un esempio ancora più assurdo è quello di chi dice che se ora lasciassimo sposare tra loro gli omosessuali, poi la gente chiederebbe di sposarsi con i propri animali. Naturalmente non c’è nessun nesso tra le due cose e tutto il ragionamento è a dir poco una forzatura.

Ci sono poi argomentazioni che chiameremo “ad populum” che fanno appello a sentimenti ed emozioni popolari o credenze condivise ma che non rendono automaticamente veritiero ciò che si sta sostenendo. A chi afferma che esiste un problema di sicurezza nel paese perché “la gente ha paura”, si potrebbe rispondere che questo sentimento popolare, vero o presunto, non ci dice niente sulla reale situazione di eccesso di crimini o altro.

Ci sono poi le false dicotomie, con cui si presenta una scelta obbligata tra due alternative, quando in realtà ce ne sono di più. In passato, a dar retta ad alcuni, eravamo posti davanti alla scelta se usare i soldi pubblici per accogliere i profughi provenienti dall’Africa o aiutare i terremotati, come a dire che il bilancio dello stato è composto soltanto da quelle due voci e non si possano fare entrambe le cose.

Simili alle false dicotomie, abbiamo le false equivalenze, che avvengono quando mettiamo sullo stesso piano due cose che non lo sono. Chi denuncia il fenomeno degli sbarchi perché da quelle navi scendono immigrati e terroristi, sta mettendo sullo stesso piano queste due categorie che chiaramente è sbagliato accostare, dal momento che gli immigrati in genere sono persone semplicemente in cerca di una vita migliore mentre i terroristi si considerano in guerra contro di noi.

Un altro errore voluto o meno quando si argomenta è quello di confondere causa e correlazione. Due fenomeni sono correlati quando li vediamo muoversi secondo le stesse tendenze, ma ciò non significa che uno causi l’altro. Capita a volte ad esempio che un periodo di andamento favorevole dell’economia inizi dopo l’insediamento di un nuovo governo. Molti esponenti del governo allora vanno in tv ad autocelebrarsi per aver abbassato la disoccupazione, alzato il pil, aumentato i salari. Ma spesso l’economia si muove su tempi più lunghi e al giorno d’oggi viene influenzata maggiormente da fenomeni internazionali: è tutto da dimostrare che l’azione del governo abbia influito.

Infine, una delle armi più potenti nell’arte della persuasione è la risata. Ridicolizzando gli argomenti dell’avversario o facendone dell’ironia sopra possiamo portare l’ascoltatore dalla nostra parte, anche se l’ilarità viene generata soltanto da una lettura superficiale della sua tesi. La risata è uno strumento particolarmente efficace perché permette di creare una certa empatia con chi ascolta. Non è un caso che i comici che si occupano di politica ottengano tanto successo nel far passare le loro idee; del resto uno dei principali partiti italiani è nato grazie ad un comico.

Conclusione

Abbiamo visto che sono molti i modi in cui chi parla può convincerci dei suoi argomenti con trucchi ed escamotage: attaccando la reputazione di chi sostiene tesi contrarie, deformando o esagerando gli argomenti dell’interlocutore, presentando alternative che non lo sono o collegando fenomeni che non ha senso collegare. Questi sono tutti modi per sviarci dal tema di cui si parla, perché probabilmente non si hanno argomenti validi per sostenere le proprie tesi. Dobbiamo prestare molta attenzione per smascherare le argomentazioni irrazionali perché possono portarci a credere in idee e fatti sbagliati.

 

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