Referendum 2022
Ehilà! I seggi si stanno per riaprire ed eccoci che rispuntiamo. Niente video ma solo qualche riga stavolta per parlare di cosa saremo chiamati a votare il prossimo 12 giugno. Si svolgeranno infatti le elezioni degli organi di governo di tre regioni (Friuli Venezia Giulia, Sardegna e Sicilia), di 975 comuni (compresi capoluoghi di regione come Palermo, Catanzaro, L’Aquila e Genova) e cinque referendum abrogativi.
Proprio riguardo i referendum volevamo darvi un’infarinata. Si tratta di cinque quesiti per chiedere la cancellazione di cinque diverse norme che riguardano l’organizzazione della magistratura e il funzionamento della giustizia.. Vediamo cosa riguardano uno per uno:
1) Abolizione del Decreto Severino. La riuscita del referendum ripristinerebbe la possibilità di avere cariche politiche per coloro che sono stati condannati in via definitiva per reati gravi e contro la pubblica amministrazione (come la corruzione) e la fine della sospensione di 18 mesi in caso di sentenza non definitiva.
2) Limiti alla custodia cautelare. Le misure cautelari sono misure come l’incarcerazione e gli arresti domiciliari per coloro che non sono stati ancora condannati in via definitiva, ma si ritiene necessario limitare la loro libertà personale per uno di questi tre motivi: il pericolo di fuga, il rischio che inquinino le prove o la possibilità che commettano di nuovo il reato per cui sono sotto processo. Il quesito mira a restringere la possibilità per i giudici di applicare queste misure per i reati meno gravi per cui si corra il rischio di reiterazione.
3) Separazione delle carriere dei magistrati. Il referendum punta ad impedire il passaggio dei magistrati dalla funzione inquirente (cioè quella del pubblico ministero, l’accusa) a quella giudicante (cioè del giudice vero e proprio, che è super partes) e viceversa. Oggi un pm che vuole diventare giudice o un giudice che vuole diventare pm lo può fare con delle limitazioni (cambiando sede, per esempio) e non più di quattro volte. In caso di vittoria del “sì”, il magistrato fa una scelta ad inizio carriera che non può più cambiare.
4) Equa valutazione dei magistrati. Il Consiglio direttivo della Corte di Cassazione e i Consigli giudiziari territoriali sono degli organi composti da magistrati e da “laici” come avvocati e professori di materie giuridiche a cui spettano diversi compiti, tra cui quello di esprimere delle valutazioni sull’operato dei magistrati stessi. Quando però svolgono queste valutazioni, i membri laici non partecipano ai lavori. Il quesito mira a togliere questa limitazione.
5) Riforma del CSM. Il Consiglio Superiore della Magistratura è l’organo di autogoverno della magistratura, che si occupa per esempio delle promozioni, dei trasferimenti, dei procedimenti disciplinari dei magistrati. È presieduto dal Presidente della Repubblica e i suoi membri sono decisi per due terzi dai magistrati e per un terzo dal Parlamento. Il quesito punta a modificare le modalità di elezione dei membri “togati” (cioè dei magistrati), a cui non servirebbe più raccogliere 25 firme fra i loro colleghi per presentare la propria candidatura. Ciò aiuterebbe a ridurre l’influenza delle presunte “correnti politiche” presenti all’interno della categoria.
Questi sono i cinque quesiti su cui dovremmo votare il 12 giugno prossimo. Il condizionale è dovuto al fatto che gli ultimi tre rischiano di saltare dal momento che in parlamento si sta discutendo di modificare le norme richiamate da quei quesiti all’interno della più ampia riforma della giustizia presentata dalla ministra Cartabia.
Quanti che siano i referendum, le modalità di voto sono le seguenti: chi vota “sì” vota per l’abrogazione delle norme originarie e quindi a favore delle novità proposte dai promotori dei referendum, chi vota “no” si dichiara contrario alle modifiche e intende mantenere la situazione attuale.
Una caratteristica dei referendum abrogativi è che, per essere validi e quindi per produrre effetti, deve andare alle urne almeno il 50% più uno degli aventi diritto al voto. Se non si raggiunge questo quorum, l’eventuale vittoria dei “sì” non cambierebbe la legislazione. È il motivo per cui spesso i contrari, invece di recarsi ai seggi a votare “no”, semplicemente si astengono, sperando così di far naufragare le proposte dei promotori del referendum grazie alla bassa affluenza.
Per chi decidesse di andare a votare, i seggi saranno aperti domenica 12 giugno dalle 7 alle 23. Per entrare in cabina, vanno esibiti un documento di riconoscimento e la tessera elettorale. Se questa è completa e non c’è posto per nuovi timbri, la si può sostituire negli uffici comunali durante tutto il tempo delle operazioni di voto.
A presto!