Fabio Fontana

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Nelle prossime settimane si parlerà molto di Europa. Il 25 marzo si celebrerà infatti il 60° anniversario del Trattato di Roma che istituì quella che sarebbe diventata l’Unione Europea. Quel giorno i leader dei 27 stati membri (Regno Unito escluso, naturalmente) si riuniranno a Roma per rilanciare il progetto europeo. E fin qui tutti d’accordo. È quando si arriva al come che sorgono i problemi. Continua a leggere

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Da alcuni anni ormai la politica sta cambiando. In molti paesi occidentali guadagnano sempre più consensi idee, partiti e candidati molto diversi da quelli che abbiamo conosciuto finora. Nel 2016 abbiamo visto i primi segni tangibili di questa trasformazione: il voto sulla Brexit e l’elezione di Donald Trump. Due esiti che apparivano fantascienza fino a pochi mesi prima. Continua a leggere

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Se non siete appena tornati da un’isola deserta, già lo sapete: il referendum di domenica 4 dicembre ha respinto a larga maggioranza la riforma della costituzione del governo Renzi. Il “no” ha vinto con quasi il 60% dei consensi contro il 40% del “sì”. Anche l’affluenza è stata più alta delle aspettative: il 65% degli italiani si è recato alle urne, il 68% se escludiamo il voto all’estero. Segno che questo referendum è stato molto sentito. Continua a leggere

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C’è chi dice, con una provocazione, che alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti dovrebbero poter votare tutti i cittadini del mondo. Questo perché le decisioni che prende il presidente della maggiore superpotenza economica e politica non possono che influenzare il resto del globo. Vale ancora di più quest’anno, dato che i candidati hanno visioni del mondo radicalmente diverse.

Il candidato repubblicano

Come sapete, la politica americana è monopolizzata da due grandi partiti, il partito repubblicano e quello democratico. Questi due partiti, nei mesi precedenti alle elezioni, organizzano delle primarie regolate per legge per scegliere i loro candidati alla Casa Bianca. In questa occasione, le primarie repubblicane sono state molto partecipate. C’era Jeb Bush, figlio e fratello di due ex presidenti; c’era Marco Rubio, il candidato di origine latino-americana; c’era Ted Cruz, un senatore su posizioni molto conservatrici e c’era Donald Trump, che a sorpresa ha stravinto la corsa repubblicana. Ma chi è Donald Trump?

Donald Trump è un imprenditore immobiliare celebre per i suoi hotel, casinò e grattacieli sparsi per l’America, come la Trump Tower a Manhattan dove ha presentato la sua candidatura. È diventato conosciuto al grande pubblico anche per essere l’organizzatore di Miss Usa e Miss Universo e il protagonista del reality show The Apprentice, dove ricopre il ruolo del giudice esigente e severo di alcuni aspiranti imprenditori. Inoltre, ha fatto numerose apparizioni sia nel cinema che in televisione. Di Trump si devono menzionare anche alcune grane con la giustizia e diverse bancherotte, oltre ad alcune recenti indagini sui finanziamenti della fondazione benefica intitolata a suo nome, che sarebbero stati usati per scopi personali e per pagare un procuratore al fine di far chiudere un’indagine a suo carico.

La candidatura di Donald Trump è stata inizialmente presa poco sul serio, sia per il personaggio, sia perché altre volte aveva detto di voler correre per la Casa Bianca per poi ritirarsi. Ma presto si è capito che non stava affatto scherzando. Fin da subito ha attirato le attenzioni dei media per le sue posizioni estremiste sull’immigrazione, le tasse e il terrorismo, in base alle quali viene spesso definito un populista. Ripetendo lo slogan “make America great again” (“fare l’America di nuovo grande”) ha promesso di costruire un muro lungo la frontiera sud e di farlo pagare al Messico, ha chiamato i messicani stupratori, ha detto di voler cacciare tutte le persone di religione islamica dal paese, si è preso gioco di un giornalista disabile, ha insultato la famiglia di un soldato morto in guerra e ha detto che Obama è il fondatore dell’Isis. Ciononostante, i suoi consensi non hanno fatto che aumentare grazie alle sue promesse di combattere l’immigrazione, usare le maniere forti contro il terrorismo e cambiare i trattati sul libero scambio, per ridare ai lavoratori americani le occupazioni perse con la globalizzazione.

Insomma, la sua è una figura controversa, che una buona parte della popolazione vede in modo sfavorevole e divide il suo stesso partito. Tuttavia, è riuscito a raccogliere molti sostenitori essendosi presentato come un candidato anti-establishment e portatore di cambiamento, l’unico a dire le cose come stanno e a battersi contro il politicamente corretto. Le fasce demografiche fra cui Trump proprio non riesce a sfondare sono quelle dei neri e dei latino-americani e anche fra le donne e i giovani fatica ad affermarsi. Il suo bacino di voti è composto prevalentemente dai maschi bianchi della classe lavoratrice, che negli ultimi anni hanno perso il lavoro o si sono impoveriti a causa, secondo loro, della globalizzazione e dell’immigrazione.

La candidata democratica

Dall’altra parte, le primarie democratiche sono state invece una corsa a due e molto meno scontata. A sfidare Hillary Clinton si è fatto avanti un anonimo senatore ultrasettantenne che si definisce addirittura socialista, praticamente un tabù negli Stati Uniti. Ma spiegando di definirsi così per le sue posizioni a favore di una democrazia di tipo scandinavo, con uno stato sociale avanzato, l’università gratuita e la sanità per tutti, è riuscito a riscuotere l’entusiasmo di molti elettori, specie di giovane età. Bernie Sanders (questo il suo nome) si è proposto come un candidato di rinnovamento, impegnato a combattere contro lo strapotere di Wall Street e contro le disuguaglianze economiche. Dopo aver ottenuto molti più voti di quanti gli osservatori avevano previsto, ha però poi dovuto ammettere la sconfitta per mano dell’avversaria, Hillary Clinton, la prima donna candidata alla Casa Bianca dai due maggiori partiti americani.

Hillary Rodham Clinton nasce nel 1947 a Chicago in una famiglia di tendenze conservatrici. Compie studi in scienze politiche e in legge e si interessa di politica fin dagli anni dell’università a Yale, dove incontra il futuro marito Bill. Alterna il lavoro da avvocato impegnato nel sociale con l’attività politica portata avanti insieme al marito, che diventa prima governatore dello stato dell’Arkansas e poi presidente degli Stati Uniti nel 1993. Da First Lady, Hillary Clinton svolge un ruolo molto importante nel supportare l’attività del consorte e, quando lui conclude il suo mandato, si candida e conquista il seggio da senatore per lo stato di New York. Nel 2008 si presenta alle primarie democratiche ma perde contro Barack Obama, di cui diventa poi segretario di stato, cioè l’equivalente americano del nostro ministro degli esteri.

In questa veste, è coinvolta nei due principali scandali che oggi le vengono rinfacciati dai repubblicani. Il primo è l’attacco all’ambasciata americana a Bengazi in Libia nel 2012, finito con due morti tra cui l’ambasciatore Usa, per cui viene accusata di non aver garantito le necessarie misure di sicurezza. Il secondo è lo scandalo, scoppiato più recentemente, delle e-mail. In questo caso, la Clinton è biasimata per aver usato un account di posta elettronica privato per il lavoro, comprese le comunicazioni top segret. Nonostante ciò fosse legale, quando gli è stato chiesto di consegnare le mail per poterle archiviare come da prassi, lei ha detto di avere anche la posta personale su quell’account così, prima di consegnare il suo contenuto, ha eliminato circa la metà delle mail.

Benché questi non siano esattamente scandali che fanno perdere un’elezione, specie se confrontati con quelli dell’avversario, hanno intaccato l’immagine che la Clinton tenta di dare di sé, come di una candidata competente e affidabile. Inoltre, le reticenze e in certi casi le bugie che hanno accompagnato questi episodi hanno rafforzato la convinzione di una parte dell’opinione pubblica americana che la Clinton sia una persona calcolatrice, disposta a mentire e a cambiare le sue idee a seconda della convenienza. I decenni che ha passato sotto i riflettori hanno inoltre contribuito a logorare la sua immagine e a farla apparire agli occhi degli elettori come una rappresentante dell’establishment e dei poteri forti, anche a causa della rete di relazioni costruita con la Fondazione Clinton. Inoltre, come ha ammesso lei stessa, non è esattamente un animale politico, in pubblico appare fredda e distaccata e questo le impedisce di far breccia nei cuori di molti potenziali elettori.

La corsa alla Casa Bianca

Se Donald Trump sembra un candidato troppo estremista per poter vincere, la sua debolezza è compensata da quella di Hillary Clinton. Secondo un recente sondaggio del Washington Post, entrambi i contendenti attirano un giudizio negativo da parte del 60% della popolazione. E questa è l’unica cosa che hanno in comune. In un sistema politico dove di solito i candidati, essendo soltanto due, tendono a convergere al centro, questa volta si scontrano due personaggi molto diversi e due visioni del mondo radicalmente contrapposte. Da una parte abbiamo una figura affidabile e competente e una potenziale prima donna presidente, ma che viene percepita come l’espressione di una classe dirigente che non riesce a risolvere i problemi. Dall’altra, troviamo un uomo che dice di battersi contro un sistema truccato e promette di fare l’America di nuovo grande, ma che usa toni violenti, non rispetta le minoranze e apprezza leader autoritari come il russo Putin.

Per fare delle previsioni sull’esito di queste elezioni, bisogna ricordare che il voto per la presidenza degli Stati Uniti non è diretto, ma avviene su base statale. Ciascuno dei 50 stati americani elegge i propri grandi elettori, il cui numero è calcolato in proporzione alla loro popolazione. Saranno poi loro a votare per il presidente secondo l’indicazione di voto data dallo stato di appartenenza. Nella quasi totalità dei casi, il candidato che vince in uno stato si assicura così tutti i suoi grandi elettori. Il totale è 538 grandi elettori, ne servono quindi 270 per vincere.

Bisogna anche sapere che un grande numero di stati vota sempre per l’uno o per l’altro partito. Per esempio, la California e gli stati del nord-est sono tradizionalmente democratici, mentre gli stati del profondo sud come il Texas votano repubblicano. Ci sono poi i “swing states”, cioè gli stati in bilico, quelli che di fatto decidono chi vince e chi perde. Sono una decina e alcuni cambiano nel corso del tempo. Quelli da tenere d’occhio quest’anno, perché sono tradizionalmente in bilico e perché regalano al vincitore un consistente numero di grandi elettori, sono la Florida, l’Ohio e la Pennsylvania.

Ma l’8 novembre non sarà eletto soltanto il 45° presidente degli Stati Uniti. I cittadini americani saranno chiamati a scegliere anche i membri della camera e di una parte del senato. È importante ricordarlo perché in America il presidente può dover convivere con un congresso di un diverso colore politico. Tutt’oggi il democratico Obama deve collaborare con un congresso dove entrambe le camere sono a maggioranza repubblicana. Dopo l’8 novembre, secondo le previsioni, la camera rimarrà saldamente in mano ai repubblicani, mentre i democratici hanno qualche chance di conquistare il senato.

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Il prossimo 4 dicembre i cittadini italiani saranno chiamati ad esprimersi sulla riforma della Costituzione voluta dal governo Renzi. In questo video, vi presentiamo una spiegazione concisa ma completa della riforma e le principali ragioni dei favorevoli e dei contrari. Continua a leggere

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FUNZIONI DELLE CAMERE

  • equilibrio tra uomini e donne nella rappresentanza
  • previste funzioni diverse per le due camere
    • Camera dei deputati
      • rappresenta la nazione
      • dà la fiducia al governo
      • indirizzo politico
      • funzione legislativa
      • controllo sul governo
    • Senato
      • rappresenta le istituzioni territoriali
      • raccordo tra lo stato e gli enti locali
      • concorre nella funzione legislativa e nel raccordo tra stato, enti locali e Unione Europea
      • partecipa alle decisioni in ambito del diritto Ue
      • valuta l’attività della pubblica amministrazione e l’impatto delle politiche Ue sui territori
      • dà pareri su nomine governative
      • verifica l’attuazione delle leggi
  • parlamentari
    • dovere di tutti i parlamentari di partecipare ai lavori
    • indennità solo ai deputati
    • si rimanda al regolamento della Camera la previsione dei diritti delle minoranze parlamentari e la formulazione di uno statuto delle opposizioni

 

COMPOSIZIONE DEL SENATO

  • 95 senatori rappresentativi delle regioni (74 consiglieri regionali + 21 sindaci) + 5 nominati dal Presidente della Repubblica + gli ex capi di stato + i senatori a vita attuali
  • ogni regione sceglie il proprio gruppo di rappresentanti tra i propri componenti più un sindaco per ciascuna regione
  • il metodo di elezione in consiglio regionale è proporzionale e “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri”, inoltre ”i seggi sono attribuiti in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun Consiglio”
  • il numero di senatori per regione è proporzionale alla popolazione ma con un minimo di 2 ciascuna
  • la durata in carica dei rappresentanti delle regioni è uguale a quella del proprio consiglio regionale
  • il presidente della repubblica nomina i propri senatori per meriti in “campo sociale, scientifico, artistico e letterario”, la loro durata in carica è 7 anni non rinnovabili

 

FUNZIONE LEGISLATIVA

  • competenza concorrente tra le due camere
    • leggi di revisione della costituzione e leggi costituzionali
    • leggi di attuazione della costituzione riguardanti:
      • tutela delle minoranze linguistiche
      • i referendum popolari e le altre forme di consultazione
      • legge elettorale
      • funzioni del governo
      • comuni
      • partecipazione dell’Italia all’Ue
      • leggi su incadidabilità e inelleggibilità dei senatori
      • autonomia regioni a statuto speciale
      • accordi fatti dalle regioni
      • risorse per enti locali
      • altre leggi riguardanti gli enti locali
  • tutte le altre leggi la competenza è esclusiva della camera
  • ogni nuova legge può essere esaminata dal Senato se 1/3 dei suoi componenti ne fa richiesta
  • in questo caso, il Senato ha 30 giorni per proporre modifiche, poi si esprime la Camera votando in modo definitivo
  • eccezioni
    • leggi dello stato che intervengono in materie regionali per interesse nazionale: l’esame del senato è automatico ed entro 10 giorni. Se il Senato propone modifiche a maggioranza assoluta, la Camera può respingerle solo a maggioranza assoluta a sua volta
    • legge di bilancio: il senato può proporre modifiche entro 15 giorni
    • solo la Camera autorizza stato di guerra, amnistia e indulto, rattifica trattati internazionali (tranne quelli che riguardano l’Ue, che devono essere approvati da entrambe la camere)
    • fiducia e sfiducia al Governo attribuite solo dalla Camera
    • autorizzazione per il tribunale dei ministri attribuita solo dalla Camera
  • i presidenti delle camere decidono sui conflitti di competenze
  • il Senato può svolgere attività conoscitive ed esprimere osservazioni sugli atti all’esame della Camera
  • il Senato può creare commissioni d’inchiesta solo su materie che riguardano le autonomie territoriali

 

INIZIATIVA LEGISLATIVA

  • il Senato può chiedere, a maggioranza assoluta, alla Camera di esaminare una proposta di legge, entro 6 mesi dalla sua presentazione
  • leggi di iniziativa popolare: sono necessarie 150mila firme e rimando ai regolamenti parlamentari su forme e tempi dell’esame da parte del Parlamento
  • rimando a legge costituzionale che crei referendum propositivi e consultivi

 

PRIORITÀ LEGISLATIVA

  • per proposte che ritiene urgenti, il Governo può chiedere alla Camera procedure veloci, da votare entro 5 giorni
  • se la Camera accetta, deve deliberare a riguardo entro 70 giorni
  • i tempi per l’eventuale esame del Senato sono ridotti a metà
  • sono escluse le proposte di legge su cui c’è competenza concorrente col Senato, materia elettorale, rattifica di trattati internazionali, amnistia e indulto, leggi di bilancio

 

PARERE PREVENTIVO DELLA CORTE COSTITUZIONALE SULLA LEGGE ELETTORALE

  • le leggi che disciplinano l’elezione dei parlamentari possono essere, prima della promulgazione, mandate alla Corte Costituzionale per un “giudizio preventivo di legittimità costituzionale”, se lo richiedono 1/4 dei deputati o 1/3 dei senatori entro 10 giorni dall’approvazione della legge
  • la corte si deve pronunciare entro 30 giorni

 

RINVIO DELLE LEGGI DA PARTE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

  • se si tratta di un decreto legge, il termine per la conversione viene differito di 30 giorni

 

REFERENDUM

  • con 800 mila firme, il quorum si abbassa alla maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della camera
  • rimando a successiva legge costituzionale per l’introduzione di referendum popolari propositivi e d’indirizzo

 

DECRETI LEGGE

  • non possono essere usati per: materia elettorale (tranne disciplina delle elezioni), rattifica di trattati internazionali, amnistia e indulto, leggi di bilancio
  • no reiterazioni
  • no ripristino di leggi dichiarate incostituzionali dalla Corte Costituzionale per vizi sostanziali
  • oggetto: “i decreti recano misure di immediata applicazione e di contenuto specifico, omogeneo e corrispondente al titolo”
  • esame del Senato: disposto entro 30 giorni dalla presentazione alla Camera, proposte di modifica in 10 giorni (tutta la procedura non oltre i 40 giorni)

 

ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

  • è indetta dal Presidente del Senato
  • non più previsti i delegati regionali
  • per i primi 3 scrutini: maggioranza dei 2/3 dell’assemblea; dal 4°: 3/5 dell’assemblea; dal 7°: 3/5 dei votanti
  • in caso il presidente della Camera stia svolgendo le funzioni del Presidente della Repubblica, presiede la seduta il Presidente del Senato

 

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

  • nel caso non possa adempiere le sue funzioni, gli subentra il Presidente della Camera
  • lo scioglimento del Parlamento riguarda solo camera dei deputati

 

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

  • aggiunto il valore della trasparenza

 

CNEL

  • soppresso l’articolo a riguardo

 

PROVINCE

  • aboliti i riferimenti

 

COMPETENZE STATO-REGIONI

  • eliminazione della competenza concorrente
  • aggiute nuove competenze per lo stato
  • elencazione delle materie di competenza regionale (prima avevano competenza residuale)
    • riassunto: tutela delle minoranze linguistiche, pianificazione territorio e mobilità, infrastrutture, sanità, servizi alle imprese e formazione professionale, diritto allo studio, tutela del paesaggio, turismo, controllo finanziario degli enti al suo interno
    • attuazione accordi internazionali e normativa Ue
    • subentro dello stato in caso di interesse nazionale
  • per gli enti locali, inseriti i principi di semplificazione e trasparenza e i criteri di efficienza e responsabilità degli amministratori
  • la legge stabilisce indicatori di riferimento di costo e di fabbisogno per l’efficienza
  • il Governo può subentrare agli amministratori locali in caso di grave dissesto finanziario, sentito il Senato (il cui parere deve arrivare entro 15 giorni)
  • anche lo scioglimento della presidenza e del Consiglio regionale prevede il parere del Senato
  • per il Presidente della regione, la Giunta e i consiglieri viene previsto un tetto agli emolumenti, con limite pari a quelli del sindaco del capoluogo
  • la legge promuove l’equilibrio di genere nella rappresentanza

 

ELEZIONE DELLA CORTE COSTITUZIONALE

  • i 5 giudici prima eletti dal parlamento in seduta comune, ora sono eletti 3 dalla Camera e 2 dal Senato

 

DISPOSIZIONI FINALI

  • soppressione Cnel
  • no ai rimborsi “o analoghi trasferimenti monetari” ai gruppi politici presenti nei consigli regionali

 

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amministrative 2016

Domenica 5 giugno, dalle 7 alle 23 (dalle 8 alle 22 in Friuli), saranno aperti i seggi elettorali in circa 1350 comuni per il rinnovo dei consigli comunali e l’elezione dei nuovi sindaci. Gli eventuali ballottaggi si terranno due settimane dopo, domenica 19 giugno. Saranno chiamati alle urne 13 milioni di italiani. Si voterà anche nella capitale, Roma, e in molti capoluoghi importanti come Milano, Napoli, Torino, Cagliari, Trieste e a Bolzano (dove in realtà si è già votato, essendo in una regione a statuto speciale). Il Sole 24 Ore ha calcolato che complessivamente i candidati saranno 77 mila, con il record di 41 liste a Napoli e un budget complessivo che gli eletti dovranno gestire di 55 miliardi di euro. In ogni comune possono votare tutti i residenti che siano cittadini italiani o cittadini di un altro stato dell’Unione Europea (questi ultimi solo se ne hanno fatto domanda a tempo debito).

 

COME SI VOTA

Attenzione! Queste regole valgono per le regioni a statuto ordinario. Ci potrebbero essere alcune differenze in quelle a statuto speciale.

Comuni oltre i 15.000 abitanti (10.000 in Sicilia)

Si vota su un’unica scheda, dove saranno elencati tutti i candidati sindaco e, a fianco di ciascuno, le liste che lo supportano. È possibile votare in tre modi:

  • tracciando un segno solo sul nome del candidato sindaco: in questo modo, si vota soltanto lui e nessuna delle liste collegate;
  • tracciando un segno solo sul simbolo di una lista: in questo modo, si vota sia la lista che il candidato sindaco a cui è collegata;
  • tracciando un segno sia su una lista che su un candidato sindaco non collegato ad essa (è il cosiddetto “voto disgiunto“).

Se si traccia un segno su una lista è possibile esprimere una o due preferenze scrivendo il cognome del candidato consigliere di cui si vuole agevolare l’elezione. Se però le preferenze che si vogliono assegnare sono due, devono essere di sesso diverso.

Viene eletto sindaco il candidato che raggiunge il 50% più uno dei voti validi. Se questa soglia non viene raggiunta, si terrà un secondo turno di ballottaggio, a cui accederanno i due candidati che hanno ottenuto più voti nel primo turno e da cui uscirà il vincitore. Tra i due turni, le liste il cui candidato sindaco è stato estromesso dalla corsa possono decidere di apparentarsi ad uno dei due candidati che si sfideranno al ballottaggio.

I seggi in consiglio comunale vengono assegnati in modo proporzionale (con il medoto d’Hondt). Alle liste collegate al candidato sindaco vincente viene assegnato almeno il 60% dei seggi (con un turno solo, c’è la condizione che esse devono aver raggiunto almeno il 40% dei voti validi).

 

Comuni sotto i 15.000 abitanti

Si vota su un’unica scheda, dove saranno elencati tutti i candidati sindaco e, a fianco di ciascuno, la lista che lo supporta. Si vota tracciando un segno sul candidato sindaco che si favorisce. In questo modo, verrà votata anche la lista che lo accompagna. È possibile esprimere una preferenza, scrivendo il candidato consigliere di cui si vuole agevolare l’elezione. Nei comuni sopra i 5.000 abitanti, le preferenze possono essere due, purché di sesso diverso.

Viene eletto il candidato sindaco che ha ottenuto il maggior numero di voti (è previsto il ballottaggio solo in caso di parità fra le liste più votate). Alla lista vincitrice spettano i due terzi dei seggi in consiglio comunale, mentre i posti restanti vengono distribuiti in modo proporzionale fra le altre formazioni.

Se in un comune si dovesse presentare una lista soltanto, le elezioni saranno valide solo nel caso che si rechino ai seggi il 50% più uno degli aventi diritto al voto (e che almeno la maggioranza di essi esprima un voto valido). In caso contrario, il comune verrà commissariato e si tornerà alle urne nel successivo turno elettorale.

 

Le elezioni nelle città più importanti

In generale, queste elezioni comunali segnano una certa discontinuità rispetto al passato. Le tradizionali coalizioni di centrodestra e centrosinistra, favorite fino ad oggi anche dal sistema elettorale previsto per i comuni, sembrano ora in via di smantellamento. A sinistra per esempio, in molte città di medie e grandi dimensioni, il Partito Democratico e i partiti più a sinistra correranno separati. Questo è ancora più vero per il centrodestra che, sebbene a Milano si sia presentato unito, in altri posti è spaccato a metà, con Forza Italia da una parte e Lega Nord e Fratelli d’Italia dall’altra (come succede a Roma).

Solitamente le elezioni amministrative hanno conseguenze politiche anche a livello di governo nazionale. Da sempre vengono considerate un test sull’esecutivo. Tuttavia, questa volta, il premier Renzi sembra aver riposto maggiore attenzione sul referendum sulla riforma costituzionale del prossimo autunno, attirando le critiche dell’opposizione secondo cui sta mettendo le mani avanti prevedendo una possibile sconfitta.

 

Le elezioni a Roma

La capitale sta uscendo da un periodo difficile, tra gli scandali di Mafia Capitale e il commissariamento dovuto alle dimissioni di Ignazio Marino. In questo quadro, è cominciata una campagna elettorale tutto tranne che noiosa. I sondaggi danno in vantaggio la candidata del Movimento 5 Stelle Virginia Raggi, avvocatessa scelta con le comunarie online, che dovrebbe quasi sicuramente arrivare al ballottaggio. Dietro di lei il candidato del Partito Democratico Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera ed ex radicale, che ha stravinto le primarie a marzo. Sinistra Italiana ed altri partiti della sinistra radicale corrono invece da soli, sostenendo il deputato fuoriuscito da alcuni mesi dal Pd, Stefano Fassina. Nel centrodestra invece il processo che ha portato alle elezioni non è stato così liscio. Dopo che fra Forza Italia, Lega Nord (che a Roma si chiama Noi con Salvini) e Fratelli d’Italia i tentativi di trovare una candidatura comune sono falliti, il partito di Berlusconi ha dapprima scelto di sostenere l’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, per poi convergere sul candidato centrista Alfio Marchini, sostenuto anche dal Nuovo Centro Destra. Lega Nord e Fratelli d’Italia correranno insieme, portando avanti la candidatura di Giorgia Meloni. I sondaggi pubblicati prima del blackout imposto dalla legge vedono Giachetti, Marchini e Meloni giocarsi il secondo posto al primo turno.

 

Le elezioni a Milano

Nella capitale economica del paese, la situazione è più chiara e, in controtendenza rispetto a Roma e ad altre città, centrodestra e centrosinistra corrono uniti. A destra, Forza Italia, Ncd, Lega e Fratelli d’Italia sostengono Stefano Parisi, ex manager pubblico ed ex amministratore delegato di Fastweb, che nei sondaggi è appaiato al candidato di Pd e Sinistra Italiana, Giuseppe Sala, ex commissario Expo che ha vinto le primarie dello scorso febbraio. Alla sua sinistra, trova la lista Milano in Comune, composta tra gli altri da Rifondazione e Possibile, che porta avanti la candidatura di Basilio Rizzo. Il Movimento 5 Stelle, che aveva organizzato delle primarie per decidere il proprio candidato, ha inizialmente scelto Patrizia Bedori, alla cui rinuncia è subentrato Gianluca Corrado. Inizialmente aveva avanzato la propria candidatura anche l’ex amministratore delegato di Banca Intesa Corrado Passera, che però si è ritirato ed è finito per appoggiare Parisi.

 

Nelle altre città

Napoli i sondaggi danno in largo vantaggio il sindaco uscente Luigi De Magistris, ex magistrato e parlamentare europeo sostenuto da liste civiche, Sinistra Italiana e Possibile. Lo sfidano da destra il candidato di Forza Italia Gianni Lettieri e quello di Lega e Fratelli d’Italia Marcello Taglialatela e da sinistra la candidata del Pd Valeria Valente. Il Movimento 5 Stelle presenta invece Matteo Brambilla.

In vantaggio a Torino è invece il sindaco uscente del Pd Piero Fassino, la cui principale rivale sarà Chiara Appendino del M5S.

Anche a Bologna si prevede la vittoria del sindaco uscente Pd Virginio Merola, sfidato dalla candidata della Lega (ma appoggiata da tutto il centrodestra) Lucia Bergonzoni.

 

Link di approfondimento

Approfondimento sulla situazione delle città più importanti.

Programmi e articoli sui principali candidati delle città più grandi.

Elenco dei comuni al voto con relativa popolazione.

Elenco dei candidati sindaco e delle liste per ciascun comune.

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I concetti di destra e sinistra rappresentano uno dei tormentoni della politica. Questi termini sono molto in voga fra chi la politica la pratica e la segue da vicino. Renzi afferma di essere di sinistra ma molti lo accusano di essere di destra. Salvini viene collocato da molti all’estrema destra. Secondo Grillo, invece, destra e sinistra non hanno più senso di esistere. Una cosa è certa: queste categorie sono cadute un po’ in disuso ultimamente e il leader dei 5 stelle non è l’unico a considerarle inutili. Per capire se questa tesi è corretta, vediamo insieme come destra e sinistra sono nate e quali significati hanno assunto nel tempo. Continua a leggere

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Ancora in pochi lo sanno, ma il prossimo 17 aprile si terrà un referendum a cui tutti i cittadini italiani sono chiamati a partecipare. Si tratta di un referendum abrogativo su un argomento un po’ ostico che ha a che fare con l’estrazione di gas e petrolio in mare. Vediamo insieme di cosa si tratta e quali sono le ragioni di chi è favorevole e di chi è contrario. Continua a leggere

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Se fino a qualche mese fa, il problema di accogliere i migranti era soltanto di Italia e Grecia, ora l’Europa si sta accorgendo che questo fenomeno coinvolge l’intero continente. E trovare una soluzione non risulta affatto semplice. Cerchiamo allora di scavare più a fondo nella questione.

LE ROTTE. Fino a qualche tempo fa, la rotta principale per giungere in Europa era quella mediterranea. I migranti partono dall’Africa subsahariana, spesso da paesi sconvolti dalla guerra come Eritrea, Niger e Somalia; raggiungono tra mille difficoltà la Libia e da qui salpano su barconi fatiscenti alla volta di Italia, Malta e Grecia. Il tutto pagando cifre molto alte e rischiando la propria vita, sia durante il tragitto in mare sia sulla terraferma, dal momento che passano per le mani di spietati trafficanti di esseri umani.

Negli ultimi mesi però, si è aggiunta un’altra rotta: quella balcanica. A percorrerla, sono soprattutto siriani e afghani che salpano dalla Turchia e raggiungono le isole greche in poco tempo, ma poi devono attraversare tutti i Balcani, passando dalla Grecia in Macedonia e poi in Serbia, dove tentano di entrare in Ungheria, il primo paese dell’Unione Europea dopo la Grecia. Da qui, grazie all’area di libera circolazione creata con gli accordi di Schengen, possono muoversi liberamente e raggiungere la loro meta, di solito l’Austria, la Germania o la Svezia. Continua a leggere

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